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Francis Cox detto Francisc

Pinacoteca Virtuale

Francis Cox

a cura del Prof. Mario Bussagli, dalla pubblicazione "FRANCISC" Veroli, 1987 Assessorato alla Cultura Comune di Veroli

Francis Cox, nato a Londra, dove ha studiato, passando poi a Parigi ha completato i suoi studi all'Accademia libera della Grande Chaumière. Sen za dubbio è uno dei grandi pittori del nostro secolo le cui opere sono cono sciute, apprezzate e conservate in musei e collezioni private d'America, di Francia, d'Inghilterra e del Sud-Africa.
Nonostante la sua fama internazionale e l'apprezzamento espresso da notissimi critici, non è facile presentare, storicamente e criticamente, la sua arte che, in questi ultimi anni si è evoluta in Veroli, perfino riflettendo, con amore, aspetti folkloristici della cultura verolana moderna. Perché, in defini-tiva, Francis Cox è una personalità autonoma che si ricollega inizialmente a Braque, ma che poi procede sicuramente e speditamente per la propria via affrontando altri e nuovi problemi che risolve, di volta in volta, con una personalissima sensibilità.
Premetteremo subito che ^astrattismo" - già ampiamente documenta to a Palmyra uno o due secoli prima della nostra era - può essere conside rato come una "categoria" dello spirito umano. Ma, nella sua sostanziale unità, all'interno di esso si possono individuare due tendenze diverse.^La prima è volta ad individuare l'"alfabeto" pittorico capace di concretizzare sulla tela il groviglio delle sensazioni e dei sentimenti più profondi in uno sforzo tutto teso all'introspezione di se stessi. E in questo caso, come accad de a Kandinsky, l'artista diviene al tempo stesso soggetto e oggetto della propria ricerca. Ne consegue che le immagini che si proiettano e si rappren dono nella pittura compiuta finiscono per essere una sorta di "fotografie psichiche" che ritraggono l'anima di chi dipinge.
L'altra delle due tendenze indicate, invece, non prende in considerazio ne la caleidoscopica realtà dell'animo umano, ma fa in modo che il pittore si ponga in rapporto dialettico con il mondo circostante e diriga la propria indagine all'interpretazione astratta di questo.
La natura torna in questo caso ad essere fonte primaria d'ispirazione per il pittore. Essa è il momento iniziale da cui ci si allontana per avvicinarsi all'essenzialità e alla geometrizzazione della forma. Paradigmatica è, per questo aspetto, la celebre serie degli alberi di Piet Mondrian che mostra, in maniera quasi didascalica, questo processo di astrazione.
Proprio in questo secondo filone di pensiero (giacché non si può certo parlare di tecnica pittorica) rientrano le splendide opere di Francis Cox che oggi prendono spunto anche dal paese nel quale egli vive, perché Francisc ama Veroli e la sua terra, ne conosce le tradizioni e le apprezza tal quale un verolano, anzi a volte, più a fondo. Per questo egli proietta una sua luce sulla "Processione del Venerdì Santo" che si svolge ai primi lucori dell'alba e tra sforma in riflesso quasi dorato le fiammelle delle torce e delle candele. Così come rende la "Madonna in processione" sottolineandone la presenza fino a renderla incombente e direi monumentale. Quasi che la bella statua torreggiasse sulla folla che l'accompagna col peso e la grandezza di un cero di Gubbio.
Ed è indubbiamente entusiasmante vedere la versione cubista, persona-lissima, della "Process/one dell'Olivello" di Veroli che è quasi un corona mento di un processo pittorico che ha preso le mosse da una singolare personalizzazione della lezione cubista. La stessa lezione ricompare - de scrittiva ma per allusioni - nel grande quadro "Auteuil" ove la vita umana e quella animale si mescolano, secondo regole fissate da una vivace, ricca tradizione. E qui il contrasto armonico dei colori crea effetti impressivi di forte rilievo, dominati come sono da un gusto ed una sensibilità cromatica davvero eccezionali. Non per nulla Gabriel_Mandel_nella sua opera sulla pitturaFrancese, trattando i vari aspetti dell'immenso panorama artistico d'oltralpe - da Coubert a Van Gogh, da Duchamp a Tamara de Lempicka e a Picasso - dice di Francisc: "Procedendo dalle informazioni coloristiche di Braque... Cox è giunto ad una espressione colorata piacevolissima, latineggiante che ha.riscontro nella tecnica decorativa pompeiana del terzo periodo".
E, come nota giustamente Mandel, che dedica una cospicua trattazione all'analisi della pittura di Cox, proprio nel colore risiede una gran parte del fascino suscitato dalle opere di Francis Cox. il quale, nelle ultime opere, usa un cromatismo sapiente e delicatissimo in cui si stempera l'architettura - per così dire - cubista delle sue composizioni, la cui originale plasticità si ap piattisce nei toni giustapposti. Le linee di forza, che dovevano segnare i differenti piani, sono ora divenute - per la magica arte dell'autore - sottili griglie geometriche che solcano, a volte impervettibilmente, i timbri cromatici differenti che galleggiano l'uno accanto all'altro.
Ma la ricerca di Cox non si ferma esclusivamente al colore; l'artista indaga sull'uso della materia pitto rica che diviene viva nelle sue mani e scrive sulla tela una propria "storia minore". La storia pennellata e dei gesti di Francisc resta incisa nella materia che è uscita dal tubetto estenuandosi, su tela, in infinite modulazioni.
Possiamo davvero dire che Francis Cox ha reinventato e riproposto, in maniera nuova, l'esperienza cubista. La quale grazie a lui si dimostra ancora ricca di possibilità e tutt'altro che esausta. Il che, dal punto di vista storico è un fenomeno di primo piano. E dal punto di vista estetico, non è un isolato sopravvivere, ma sicuro riferimento alla sterminata varietà di forme che l'ar te e la bellezza possono assumere.
Anche da Veroli, dalla sua raccolta quiete, Francisc ha l'occhio sul mondo e resta all'avanguardia.


Note Biografiche

Francis Cox è nato a Londra il 31 dicembre 1916.
Nel 1918 è in India con il padre, funzionano del governo indiano; nel 1924 torna in Inghilterra.
A diciassette anni lascia il St. Joseph College for Boys di Londra per andare-ai Chelsea School of Art di Londra dove consegue una borsa di studio grazie alla quale viene ammesso a frequentare la "Royal Academy of Art" dove è costretto a compiere studi monocromatici di nudi con l'uso del colore che viene per ultimo ed è fortemente come promesso dal disegno dell'"oggetto". Insoddisfatto, dopo breve tempo, si trasferisce a Parigi perché attratto, come tanti altri giovani artisti e letterati, dai segni tangibili dei nuovi movimenti ad opera di grandi personalità artistiche e letterarie e frequenta l'Academie Julien.
Francis Cox, a Parigi, "respira" l'aria del rinnovamento totale che lo rigenera e lo proietta verso una esaltante ricerca, anche cubista, perché influenzato da Braque ed in particolare da Cèzanne, il cui pensiero lo affascina.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo sorprende tra i Pirenei, dedito a dipingere soprattutto paesaggi.
Nel 1942, gravemente ammalato, attraverso la Spagna ed il Por togallo, raggiunge il Sud Africa, con la speranza di riuscire a farsi
curare. La sua prima mostra viene allestita a Città del Capo, con
l'aiuto di alcuni amici pittori, sensibili alle correnti innovative di Parigi. A questa ne segue una seconda, a distanza di qualche anno, a Johannesburg; in questo periodo insegna anche pittura presso l'Uni versità di Witwatersraud.
Nel 1947 torna in Inghilterra, ma nel 1952 è di nuovo a Parigi dove però, con rammarico, avverte nell'ambiente artistico segni di decadenza. Nonostante tutto, riesce ad esporre al "Salon Sur-Indipendent" alcune opere dipinte nel precedente periodo londinese. Si tratta di paesaggi, nature morte, composizioni di figure, classici . temi degli anni cinquanta, ma interpretati con spirito innovatore. In tale occasione dimostra interesse per la sua pittura anche il critico d'arte italiano Gabriel Mandel che gli dedicherà, in seguito, alcune pagine nel suo libro "La pittura francese", stampato a Milano nel l'estate del 1 955. Dopo appena tre anni, nel 1 955, Francisc ha l'opportunità di farsi conoscere ed apprezzare da un vasto e colto pubblico, con l'allestimento di importanti mostre all'Haute-Pavè, al Salon d'Automne, (nel 1905 nello stesso Salon ricordiamo la mostra di Matisse e la retrospettiva di Cézanne), al Salon d'Hiver, alla Gallerie Royale, alla Gallerie Charpentier.
Alla fine degli anni cinquanta riesce a mettere a punto uno sche ma (Chromatic Keyboard) che codifica, definitivamente, le sue ricer che in chiave cromatica.
Nuovamente ammalato si trasferisce in Corsica. Nella metà degli anni settanta, SU pressante invito di una signora verolana, Francisc e sua moglie Deborah vengono in Italia, paese che l'Artista voleva assolutamente conoscere.
Ovviamente a Veroli Francisc continua a perfezionare la sua ricer ca, mette a punto una serie di opere che rappresentano una rara ed eccezionale testimonianza della sua passata esperienza cubista, espres sa in forma del tutto autonoma e innovativa.
Negli ultimi anni della sua vita Francisc nutre l'intenzione di tra sferirsi in Australia, paese che non conosce, dove organizzare una mostra con gli oli già pronti e per questo motivo non vende più le sue tele, ma la morte lo coglie il 29 maggio del 1 992 all'età di settantasei anni.


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